Droni radiocomandati: i quadricotteri

Il motivo per cui i quadricotteri radiocomandati sono relativamente nuovi sul mercato è la complessa e piuttosto pesante elaborazione e soprattutto la potenza di elaborazione necessaria per controllare con precisione le 4 eliche; non solo per far muovere il drone, ma per mantenerlo stabile. La stabilità intrinseca è stata sempre buona, ma la stabilità nel controllo direzionale è stato l’ostacolo più grande che doveva essere superato e solo grazie ai giroscopi allo stato solido di oggi, agli odierni accelerometri, ad efficienti e veloci motori brushless e a piccoli microprocessori in grado di eseguire centinaia di calcoli e impartire comandi di controllo ogni secondo, i droni radiocomandati possono volare.

I quadricotteri non sono pensati per prestazioni spettacolari e di certo non sono in grado di eseguire acrobazie per lo più a causa della potenza di calcolo che rende molto faticoso tenerli semplicemente in volo e per il fatto che usino eliche a passo fisso, rendendo impossibile il volo rovesciato. I tempi cambiano comunque e grazie alla recente disponibilità di processori più leggeri ed efficienti e sensori elettronici più precisi, sta diventando possibile un certo grado di acrobazie.

Per il livello di sofisticazione elettronica e gli algoritmi di programmazione necessari per mantenerli in volo i droni radiocomandati sono chiamati anche “robot aerei” dal momento che in realtà non volano e  non vengono controllati come un elicottero radiocomandato convenzionale. Fondamentalmente si dice loro cosa fare e l’elettronica e la programmazione sono responsabili al 100% del volo.